ARIDO

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FALSO é BELLO

In fondo, nonostante le volgarità e trucidezze che ci circondano, bisogna riconoscere che nel complesso la nostra società presenta anche aspetti di raffinatezza e sofisticheria intellettuale. E’ a questi aspetti, infatti, che dobbiamo la comprensione (e la moda) delle mostre di falsi autentici, di falsi capolavori o meglio di capolavori del falso. A New York, a Lugano, a Londra e da noi a Roma, a Milano, a Genova, a Torino sono ormai all’ordine del giorno mostre di questo tipo. Dieci anni fa al Palazzo Pitti di Firenze s’è svolta la  memorabile il museo dei musei, tutti grandi falsi d’autore introdotti in catalogo da Umberto Eco, Jean Baudrillard, Federico Zeri.

La celebre casa d’aste Christie’s, smessi gli abiti snob del passato, da sette stagioni organizza ad Amsterdam un’asta fino a dieci anni fa davvero impensabile e intitolata “Copies after Old Master Pictures”. L’ultimo appuntamento ha confermato le migliori attese con una percentuale di venduto del 95% e un totale di aggiudicazioni –per sole 68 opere- di 557.000 fiorini (circa 510 milioni di lire).

Raffinatezza, sofisticheria: perché accettare la verità del falso significa in un certo modo porsi al di là della classica, tradizionale opposizione tra Vero e Falso.

Quando De Chirico poneva la sua firma sui falsi De Chirico che gli venivano sottoposti, o quando Edvard Munch eseguiva infinite copie delle proprie opere (del suo quadro più famoso "Il grido" esistono oltre cinquanta versioni), quale chimera, quale mostro a quante teste veniva fuori?

E il Falso che non vuole spacciarsi per autentico non è precisamente il Vero alla seconda potenza?

D’altra parte è il Mito dell’Autentico – la Firma, l’Autore, il Genio - che secerne, come un baco da seta, il proprio contrario. Però occorre aggiungere una cosa per ciò che riguarda specificatamente la pittura. Stupirsi dell’eccellenza tecnica dei falsari di professione (“che mano”, “che velature” ecc.) può indurre l’idea nefasta e madornalmente infelice che l’arte visiva – che sempre produce manufatti - possa ridursi ad abilità tecnica, a perfetta manualità artigianale e “mestiere eccelso”.

“La pittura è cosa mentale”, ammoniva Leonardo: proprio lui che certo non mancava di “mano”. Occorre quindi accogliere sì ma con intelligenza tutte le mode sulla rivalutazione della copia, della riproduzione, del falso, specialmente quelle che si riferiscono all’arte, alla pittura. Anche perché precisamente l’arte moderno-contemporanea già di per sé si è annessa il valore della riproducibilità. Che senso ha “falsificare” lo scolabottiglie o l’orinatoio di Marcel Duchamp? E’ proprio la materializzazione dell’arte contemporanea che ha tolto il terreno sotto i piedi della contro-ideologia del Falso. Il falso che vuole spacciarsi per vero non ha nulla della complessità dell’opera d’arte. Quest’ultima è quella strana cosa la cui essenza coincide con l’apparenza: ciò che appare é. Ma proprio per questo, paradossalmente, riprodurre l’apparenza non significa affatto cogliere l’essenza. Il falso, quindi, è nella cronaca; ma non nella storia. Ed è la cronaca, non la storia a indulgere alla pigrizia mentale.

Nello spirito di tutto questo, senza troppe pretese, Arido presenta le sue opere.