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Arnold Bocklin (1827 - 1901):  L'Isola dei Morti  (1880)

             

Dimensioni originali  150 x 80  -  Copia  50 x 35

Ubicazione :    Berlino - Museo d'Arte Moderna

 

 

 

Un grande scoglio che affiora dal mare, un ciuffo di cipressi, due leoni di pietra e una barca che si accosta, con a bordo una silhouette bianca lievissima, quasi un’ombra. A prima vista niente di sconvolgente. Eppure questo quadro dipinto nel 1880, è un simbolo 

di questo secolo. Un po’ per l’autore, molto per il soggetto intriso di mistero, moltissimo per i suoi estimatori che furono parecchi da subito, tanto da obbligare Bocklin a dipingere in sei anni ben cinque versioni tutte simili. Sigmud Freud aveva ornato i muri del suo studio con ventidue riproduzioni (Falsi d’autore): molti erano de “L’isola dei morti”. Lenin teneva il quadro di Bocklin nella sua stanza da letto. D’Annunzio, non potendone avere uno, fece piantare dei cipressi nel parco del Vittoriale. Dalì lo citò spesso. Stridberg ne fece la scenografia della “Sonata degli spettri”. Rachmaninov componeva il poema sinfonico “L’isola dei morti”.

Il più importante estimatore del quadro di Bocklin, però, resta Adolf Hitler. Il Fuhrer era letteralmente impazzito per questo “L’isola dei morti”. Fu lui  a comperare a un’asta nel 1936 la versione qui riprodotta e la portò sempre con sé. Quando, nell’aprile del 1945, l’Armata Rossa entrò nel Bunker berlinese dove Hitler, ormai sconfitto, si era suicidato, c’era sempre  “L’isola dei morti” a campeggiare sulla parete dello studio del Fuhrer. Fu un generale russo a staccarla e a portarsela a Mosca, dove i tedeschi l' hanno ricomprata pochi anni fa. Prezzo, sconosciuto. Oggi la si può ammirare al Museo d’Arte Moderna di Berlino.

Delle altre versioni del quadro, una è andata dispersa, una è esposta a Basilea, una a Lipsia e una a New York.